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Un viaggio
nel tempo

OOre 17.57.

Non alzi la testa da tanto tempo. Forse troppo. Ma probabile che tu nemmeno te ne sia accorto, visto che sei così impegnato, felice come sei in quello che fai.

Selezioni. Analizzi. Misceli. Sembri sospeso nel tempo e nello spazio per i movimenti lenti che compi. Qualche volta tiri avanti la testa per sentire gli odori soavi di quelle materie prime appena giunte. Quasi fossero magiche da come le accarezzi con lo sguardo. O da come le tratti sfiorandole con le dita.

Più che un moderno scienziato, sembri un romantico poeta.

Hai appena alzato gli occhi. E non c’è bisogno che io li veda per dire dove si sono posati: su quel quadro di fine ‘700 che ritrae la bottega di via Dora Grossa, generosa e vivace arteria di quella Torino capitale del Regno di Sardegna.

La bottega di

Da quando lavori qui la guardi sempre con un misto di ammirazione e stupore. A ben vedere è forse l’unica cosa che veramente è capace di distrarti. È come se prendesse vita davanti ai tuoi occhi, conducendoti per mano in una sorta di viaggio nel tempo.

Ti saresti trovato bene, lì. In quell’epoca, in quel luogo. Non ho dubbi. In una Torino in cui lo stile di vita settecentesco esaltava il solido carattere e la peculiare eleganza dei suoi cittadini.

Ti vedo, sai, alla soglia di quel negozio, con gli stipiti di legno intagliato, pronto per entrare nel retrobottega e dare il tuo contributo, fra alambicchi e altri congegni di alchimia, in un clima di profumi e misture misurate all'infinitesimo.

Perché, mentre nel fronte bottega mezza Torino si dava appuntamento per deliziare il proprio palato, nel retro Carlo Stefano e Giovanni Giacomo sfruttavano tutta la loro arte alchemica non solo per conservare la frutta e preparare sciroppi, ma soprattutto preparati alcolici e liquori, tra miscele botaniche pregiate, erbe locali, spezie e vini. Giorno e notte. Notte e giorno.

E mi sembra di scorgerti a fianco dei due ambiziosi e determinati fratelli Cinzano provare, riprovare, a trasformare l'artemisia in nuove miscele, attraversando i confini della sperimentazione sensoriale. Il tutto tra le pareti di un retrobottega laboratorio: un luogo magico dove la scienza veniva trasformata in poesia. Una poesia che all’epoca ha dato vita a un Vermouth armonico, dal gusto complesso quanto equilibrato,

unico nel suo genere

Hai appena tolto lo sguardo dalla stampa.

Sei ritornato al lavoro.

Non sarai in quel retrobottega, ma puoi stare tranquillo. Anche tu stai creando la giusta poesia. Porti avanti la stessa visione, la stessa passione, lo stesso talento.

Una poesia di nome 1757 Vermouth di Torino GI.

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